Call for Papers 2/2026

2026-10-12

In ogni epoca e in ogni parte del mondo l’infanzia è stata oggetto di repressione, terreno di esercizio del potere e del dominio, bersaglio di annullamento culturale o etnico, pegno di vendetta o di risarcimento per le ragioni più diverse; e non soltanto in guerra o sotto regimi autoritari, ma anche in epoche considerate democratiche. Proprio perché incarna il futuro di una famiglia, di una comunità o di una nazione, il bambino è stato spesso al centro di progetti politici, ideologici e religiosi che ne hanno fatto uno strumento, sottratto ai genitori per essere rieducato, affidato a famiglie ritenute più idonee, allontanato dalla propria lingua e dalla propria cultura, arruolato, deportato o travolto dai conflitti degli adulti. Accanto alla violenza esplicita della guerra e della persecuzione, pratiche amministrative meno visibili hanno creato, in nome della tutela, separazioni irreversibili e genealogie spezzate. Non tutte le separazioni sono state imposte dall’esterno. A volte sono state le stesse famiglie ad allontanare i figli, affidandoli a sconosciuti, organizzazioni o istituzioni per sottrarli alla guerra, alla fame o alla persecuzione, nella speranza di un improbabile ricongiungimento. Anche queste scelte, dettate dalla necessità, hanno lasciato ferite profonde, rimaste a lungo senza parole. Il silenzio è infatti una delle forme più ricorrenti del trauma infantile, imposto da chi ha esercitato la violenza, consolidato dall’oblio istituzionale, ma talvolta custodito dalle stesse vittime come forma di protezione.

Questo numero di DIVE-IN intende esplorare le forme in cui la letteratura, intesa in senso ampio, elabora e rappresenta queste ferite (dalla narrativa alla poesia, dal teatro alla memorialistica, dalla letteratura per l’infanzia al grafic novel). La scrittura può far emergere ambiti trascurati, taciuti o censurati e restituire voce a chi, per età o condizione, non ha potuto testimoniare. Al tempo stesso trasmette memoria, creando un legame tra le generazioni che hanno subito la violenza e quelle che ne ereditano il silenzio, le domande e la necessità di indagare. Di particolare interesse sono le strategie narrative e non solo con cui i testi affrontano la difficoltà di raccontare un’esperienza vissuta quando mancavano ancora gli strumenti per comprenderla e nominarla, lo sguardo del bambino e la rielaborazione dell’adulto, la tensione tra documento e finzione, la frammentazione, la reticenza, il ricorso all’immaginario. La call è aperta a tutte le aree linguistiche e culturali e a tutte le epoche storiche.

I curatori invitano a presentare contributi nei seguenti ambiti di analisi (non esclusivi):

L’infanzia come oggetto di repressione

· Violenze istituzionali sull'infanzia in contesti autoritari o democratici

· Traumi infantili come «effetto collaterale» di guerre e conflitti

· Infanzia negata, dimenticata, sacrificata

Separazioni e appropriazioni

· Esproprio forzato di minori

· Allontanamento imposto dalle famiglie in contesti conflittuali

· Separare per rieducare, discriminare, assimilare

· Identità cancellate e riscritte, ricerca delle origini

Corpi e memorie

· Riparazioni promosse da istituzioni, associazioni, singoli cittadini

· L’eredità del trauma e le testimonianze

· Il corpo come memoria e le possibilità di cura

Teorie e forme

· Strategie letterarie del trauma infantile

· Le voci dei minori

· Analisi di testi o casi specifici

· Paesi, lingue, epoche

Scadenze e calendario

· Invio degli abstract (500 parole): entro il 18/11/2026 · Gli abstract vanno inviati a luigi.contadini@unibo.it e rivistadivein@unibo.it indicando nell’oggetto: «DIVE-IN Proposal 2/2026»

· Comunicazione di accettazione o non accettazione: entro il 05/12/2026

· Consegna dell’articolo completo: entro il 18/02/2027

Lingue: italiano, inglese

Per informazioni: rivistadivein@unibo.it